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sabato 21 aprile 2012

'Disposiciòn final'. La confessione-intervista di Videla sui desaparecidos


di Chiara Madaro


A 87 anni l’ex dittatore argentino Jorge Videla confessa in un’intervista di 20 ore il rapimento e la mattanza di oltre 7.000 cittadini argentini accusando la classe imprenditoriale di aver favorito la carneficina. La confessione-intervista è stata pubblicata oggi col titolo di ‘Disposiciòn final’. L’autore, Ceferino Reato, ripercorre nella sua intervista le tappe salienti della crudele dittatura che insanguinò il paese dal 1976 al 1981. Per la prima volta dopo 30 anni, Videla ha riconosciuto di essersi reso responsabile della sparizione e morte di 7-8 mila persone sebbene la Conadep, Commissione nazionale per la scomparsa delle persone abbia documentato quasi 9.000 casi mentre gli organismi umanitari internazionali parlano addirittura di 30 mila scomparsi.

“Si doveva eliminare un grande numero di persone che non potevano essere condannate dalla giustizia né tantomeno fucilate” – ha dichiarato con tutta naturalezza Videla. Attraverso le sparizioni si intendeva mascherare la morte di coloro che si dimostravano contrari al governo militare senza provocare proteste. Secondo Videla la mattanza era inevitabile per la cupola militare. “Concordavamo sul fatto che era il prezzo da pagare per vincere la guerra contro i sovversivi ed avevamo bisogno che non fosse evidente affinchè la società non se ne rendesse conto” – dice il dittatore che continua: “Il nostro obiettivo era disciplinare una società anarchizzata. Rispetto al peronismo volevamo uscire da una visione populista e demagogica. Rispetto all’economia volevamo andare verso un’economia di mercato, liberale. Volevamo anche disciplinare il sindacalismo e il capitalismo prebendario”.

Le dichiarazioni di Videla hanno valore probatorio e andranno ad aggravare la sua situazione giudiziaria. Attualmente il genocida si trova detenuto con due condanne a vita per crimini contro l’Umanità.


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