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domenica 22 maggio 2016

Homenagem a Paulo Kageyama, lutador da agroecologia


Pensem em um bom exemplo a ser seguido; Kageyama se foi e ainda estará entre nós, ajudando para um futuro mais justo
Redação,
Kageyama era um defensor da agroecologia e atuante junto aos movimentos populares - Créditos: Gerhard Waller
Kageyama era um defensor da agroecologia e atuante junto aos movimentos populares / Gerhard Waller
Pensem numa pessoa gentil, respeitosa, com disposição e humildade para ouvir a todos, demonstrando que sempre haverá o que apreender, na escuta atenciosa do que cada um tem a dizer. Pensem em um professor disposto a enfrentar escolas; insistindo, sempre, que os mestres devem aprender com os alunos. Que devemos desconfiar das tecnologias e estudar não para divulgá-las ou ganhar com elas, mas para filtrar seus efeitos a partir das respostas da natureza e da interpretação trazida pelos que com elas interagem, em sua vivência cotidiana. Nosso líder na luta contra os transgênicos, Paulo Kageyama.
Pensem em uma pessoa que em Seminário da Organização das Nações Unidas para Agricultura e Alimentação (FAO), no qual todos só falam sobre a importância da engenharia genética para acabar com a fome no planeta, sobe na tribuna para dizer o contrário. E que dali afirma ter chegado o momento do mundo reconhecer os erros, as ameaças e os danos contidos neste caminho, que além de comprometer a democracia e a solidariedade entre os povos, está ameaçando a natureza da vida, cujas dimensões sequer conhecemos em totalidade.
Pensem nesta pessoa dizendo, com calma, gentileza e cuidados, que cabe aos cientistas assumir o papel responsável de levar para a sociedade as informações corretas. De que a biodiversidade e a agroecologia têm respostas melhores para estes e outros problemas. E demonstrar, com humildade, que suas afirmativas se apoiam em mais de 20 anos de pesquisa participativa construída com agricultores assentados graças à luta do Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra (MST), em áreas recuperadas de latifúndios improdutivos, no centro-sul do Brasil. Nosso líder na luta por uma ciência cidadã, Paulo Kageyama.
Pensem numa pessoa forte, com disposição para enfrentar a todos em defesa de cada um, apontando a importância da solidariedade como fundamento insubstituível, orientador de qualquer ato consciente, da vida, da pesquisa e do ensino, em suas múltiplas possibilidades. Pensem em uma pessoa disposta a defender uma idéia, contra todos e com ela abraçar as causas dos sem-nada, contra os que têm tudo, e que perto do final, mesmo quando muitos se afastavam, permanecia ali, entre eles, lutador. Nosso irmão, Paulo Kageyama.
Pensem em um homem que deixa rastro e lembranças por onde passou e passará. Pensem em um bom exemplo a ser seguido. Pensem em Paulo Kageyama, que se foi e ainda assim estará sempre entre nós, ajudando na construção de um futuro mais justo para todos. Pensem em Paulo Kageyama, presente.
**Paulo Kageyama, professor da Escola Superior de Agricultura Luiz de Queiroz da USP e reconhecido lutador em prol da agricultura familiar e da agroecologia, faleceu nesta terça-feira (17).
*Leonardo Melgarejo é agrônomo e presidente da Associação Gaúcha de Proteção ao Ambiente Natural (Agapan).

venerdì 23 maggio 2014

GAS energia pulita? E’ pubblicità ingannevole

di Mauro Telbis, CorpWatch Blog
28 aprile 2014
traduzione: Chiara Madaro
L’azienda Peabody Energy è stata accusata di aver realizzato pubblicità ingannevole in seguito ad una denuncia di WWF Europe. Peabody Energy, società che opera a livello mondiale nel campo dell’estrazione mineraria del carbone, ha, infatti, intrapreso una campagna pubblicitaria allo scopo di promuovere l’uso del ‘carbone pulito’ nei paesi in via di sviluppo sostenendo che potrebbe eradicare il problema della povertà.
Alla fine di febbraio, Peabody ha pagato un annuncio nell’edizione europea del Financial Times in cui comparivano immagini di povera gente di tutto il mondo che cucinavano e si riscaldavano autonomamente e un titolo in cui si legge:”Illumina i tanti volti della povertà energetica globale”.
Secondo la Società si è trattato di un lavoro organizzato allo scopo di “costruire consapevolezza e supporto alle politiche che pongano fine alla povertà energetica, aumentare l’accesso all’energia elettrica a basso costo e migliorare le emissioni utilizzando tecnologie avanzate moderne al carbone”.
“L’energia elettrica alimentata a carbone e a gas naturale sintetico può eliminare la deforestazione diffusa a causa della raccolta di biomassa, così come gli effetti devastanti della povertà energetica”, ha detto Gregory Boyce, Ceo di Peabody, in un comunicato stampa.
Ma la denuncia del WWF sostiene che l’annuncio di Peabody violi il Codice etico pubblicitario che recita: “qualsiasi pubblicità deve essere decente, onesta e verificabile”. Peabody sta commercializzando le sue pericolose tecnologie proprio nei paesi più poveri e con minori opzioni di sviluppo”, dice Tony Long, direttore dell’Ufficio europeo per le politiche del WWF. “La nuova campagna di Peabody Energy segna l’agonia finale di un’industria morente e disperata”.   
Il termine ‘carbone pulito’ è stato coniato dal Congresso degli Stati Uniti negli anni ’80 per riabilitare l’immagine dell’industria sporca del carbone, causa di inquinamento atmosferico e di emissioni di gas serra che provocano il cambiamento climatico. Il termine non tiene, tuttavia, conto dei problemi ambientali e sociali che si creano a lungo termine in seguito all’estrazione del carbone come la distruzione di terre agricole e naturali così come l’inquinamento delle falde acquifere. Peabody parla di processo di cattura e stoccaggio (CCS) che impedisca il rilascio di anidride carbonica in atmosfera. Questo viene realizzato in tre passaggi chiave: il biossido di carbonio creato dalla combustione del carbone viene compresso, trasportato generalmente dalla pipeline e quindi stoccato nel suolo o nei fondali marini.
Queste tecnologie CCS, però, sono spesso costose da installare, secondo il Dipartimento dell’energia degli Stati Uniti, raddoppiano i costi previsti per i progetti convenzionali. Questo provoca un impennata dei prezzi che può arrivare al 91%. Un’ulteriore preoccupazione sulle tecnologie CCS riguarda la possibilità di fuoriuscita di anidride carbonica stoccata. Infatti, secondo “False speranze”, un rapporto di Greenpeace del 2008, anche la fuga dell’1% dell’anidride carbonica stoccata comporta, di fatto, il fallimento dei propositi dello stoccaggio.
“La nostra analisi dimostra che il passaggio a fonti di energia più pulita e investire nell’efficienza energetica è spesso più economico rispetto alla scelta di spendere miliardi allo scopo di prolungare la vita di impianti a carbone ormai obsoleti”, dice Steve Frenkel, direttore del Union of Concerned Scientists' Midwest office.
Alcuni degli impatti delle miniere a cielo aperto enumerati da Greenpeace includono: la distruzione dei paesaggi, la contaminazione chimica delle acque sotterranee, deforestazione, inquinamento dei corsi d’acqua e compromissione della salute delle persone che vivono nei pressi di siti minerari.
Un’altra questione fondamentale è che il destino delle ceneri di carbone, un sottoprodotto della combustione del carbone che contiene un intruglio di alcune delle più mortali tossine esistenti al mondo, tra cui arsenico, boro, cromo, piombo, mercurio, selenio. La tecnologia CCS converte queste sostanze in un impasto che viene abbandonato in riserve all’aria aperta fuoriuscendo e contaminando le acque superficiali.
Peabody è stata criticata per decenni a causa delle tecniche minerarie nel campo del carbone in particolare in Arizona, dove l’azienda ha firmato un contratto con la tribù Dinè e Hopi che nel 1964 hanno concesso diritti minerari all’azienda e l’uso di una falda sfruttata per decenni.
Due di queste miniere – Black Mesa e Kayenta – hanno alimentato un forte malcontento tra decine di famiglie della zona che, per ironia, vivono su quelle terre senza avere diritti d’uso mentre altre migliaia di persone sono state costrette a spostarsi. Le tribù sostengono anche che l’utilizzo dell’acqua da parte di Peabody ha causato un declino significativo dell’acqua potabile disponibile. I lavoratori delle miniere di carbone hanno contratto gravi problemi di salute come conseguenza dell’estrazione mineraria tra cui asma, bronchite e polmonite. (Black Mesa è stata chiusa nel 2005 mentre Kayenta rimane in funzione).
Ad oggi, Peabody sta tentando di espandere le sue miniere di carbone negli Stati Uniti nel sud dell’Illinois e ha ottenuto una concessione da funzionari locali che consente di avviare nuove operazioni in una comunità chiamata Rocky Branch, malgrado le numerose prove di allagamento, distruzione e problemi di accesso emergenziali e nonostante l’assenza dei necessari permessi ambientali federali.
Per questi motivi Peabody è stata a lungo nell’obiettivo di studenti attivisti nello stato del Missouri dove Peabody ha avviato un ente di ricerca chiamato ‘Consorzio per l’utilizzo del carbone pulito’ presso l’Università di Washington. Una campagna chiamata ‘Studenti contro Peabody’ ha chiesto che il Ceo di Peabody, Boyce, venga rimosso dal Consiglio direttivo dell’Università di Washington e che l’Università cambi il nome  dell’ente di ricerca togliendo il riferimento all’idea del carbone come energia pulita.
“Peabody si propone alla comunità locale fingendosi un benefattore che fa beneficienza all’ “azienda” cittadino, un eroe che affronta la povertà energetica, dice Caroline Burney, senior presso l’Università di Washington. “Tutto suona piuttosto bene finchè non ti rendi conto che Peabody Energy è una delle corporation private più potenti esistenti al mondo e il cui modello finanziario propaga il cambiamento climatico e distrugge le comunità”.
Le azioni che hanno intrapreso ‘Students against Peabody’ consistono nell’esposizione di striscioni in occasione di eventi relativi al carbone e il disturbo pacifico in occasione di discorsi.
L’ultima manifestazione che ha visto protagonisti gli studenti è stato il sit-in di tre settimane contro Peabody. L’ultima settimana 400 persone si sono radunate alla Brooking Hall con cartelli su cui è scritto “quanto vale la nostra integrità?” e “Peabody non può rendere il carbone pulito”.
Peabody non è l'unica azienda che si occupa di combustibili fossili che pratica il rebrand delle proprie pratiche commerciali pubblicizzandole come ecocompatibili. BP ha tentato di fare la stessa cosa cambiando il nome in 'Beyond Petroleum', oltre il petrolio, e dipingendo la società in una luce migliore nel 2000. Purtroppo per la società questa campagna è fallita quando, nel 2010, una piattaforma petrolifera off-shore è esplosa provocando la fuoriuscita di decine di migliaia di barili di greggio nel Golfo del Messico, il peggiore incidente in mare nella storia degli Stati Uniti.

sabato 5 aprile 2014

Monsanto: il Roundup responsabile di danni genetici

Traduzione: Chiara Madaro
Fonte: F.William Enghdahl, Global Research, September 2010
N.d.R. L'autrice del blog si scusa con i lettori a causa delle penose immagini pubblicate nel corso dell'articolo. Si è scelto di pubblicarle affinché si comprendano i reali rischi a cui si va incontro consentendo che il proprio territorio venga infettato da sostanze nocive in nome di un supposto beneficio economico.
Un importante e nuovo studio ha confermato la crescente convinzione secondo cui l’erbicida chimico più usato al mondo, il Roundup della Monsanto Corporation, è tossico e dannoso sia per l’uomo che per gli organismi animali. L’ultimo studio scientifico condotto da un team multinazionale capeggiato dal Prof.Andrès Carrasco, 
http://axisoflogic.com/artman/publish/Article_56466.shtml
Dr. Andres Carrasco
capo del Laboratorio di Embriologia Molecolare presso l’Università di Medicina di Buenos Aires e membro del Consiglio nazionale argentino sulla ricerca tecnica e scientifica, ha dimostrato in modo allarmante che la Monsanto e l’industria agraria OGM hanno sistematicamente mentito a proposito della sicurezza del Roundup. Il Roundup in concentrazioni fortemente inferiori rispetto a quelle usate in agricoltura, sono collegabili ai difetti alla nascita. Le implicazioni sulla salute sono di vasta portata. Tutte le più importanti colture OGM sul mercato sono geneticamente manipolate allo scopo di tollerare l’erbicida Roundup.

http://www.ecquologia.com/cms/index.php?option=com_content&view=article&id=1677:agricoltura-erbicida-roundup-monsanto-distrugge-testosterone-e-provoca-sterilia-maschile&catid=22:medicine-complementari
L'erbicida Monsanto Roundup
Il Glifosato è stato brevettato da Monsanto negli anni  ’70 ben prima che gli OGM fossero commercializzati come erbicida a largo spettro. In genere viene spruzzato e assorbito attraverso le foglie o usato come erbicida forestale. Inizialmente è stato brevettato e venduto da Monsanto con il nome commerciale Roundup e contiene additivi chimici sconosciuti e che la compagnia rifiuta di divulgare per motivi  di ‘segreto industriale’.  A partire dal 2005, l’87% di tutti i campi statunitensi di soia sono stati coltivati con varietà resistenti al glifosato e spruzzati con il Roundup.
Dato che i semi di soia Ogm Monsanto Roundup Ready (resistenti al Roundup) o altre coltivazioni sono state manipolate unicamente per essere rese resistenti all’erbicida Roundup mentre il resto della vita vegetale che si trova nei dintorni viene distrutta dal Roundup, gli agricoltori che usano semi Roundup Ready devono acquistare anche l’erbicida Roundup rendendo il mercato prigioniero sia nel campo dei semi che dei prodotti chimici. 
http://greenglobaltravel.com/2013/04/22/gmo-foods-monsanto-protection-act/
Compagnie che non vogliono si specifichi se un cibo sia o meno OGM
Il problema di questa comoda organizzazione, a parte il fatto che le ‘super-erbacce’ resistenti al Roundup stanno emergendo come una nuova catastrofe biologica, è che è stato ora dimostrato come il Glifosato possa essere collegato ai difetti alla nascita come una delle sostanze più tossiche utilizzate in agricoltura. L’EPA, Agenzia governativa statunitense per la protezione ambientale, continua ciononostante a valutare il Roundup come ‘relativamente poco tossico e privo di effetti carcinogenici o teratogenici’.  Negli Stati Uniti il Governo si basa notoriamente sui dati forniti dai test di Monsanto e dell’industria dell’agribusiness per realizzare regole sulla sicurezza, in base alla dottrina della ‘Sostanziale Equivalenza’  la quale asserisce che i semi OGM sono ‘sostanzialmente equivalenti’ ai normali semi e con ciò non sono necessari test sulla salute o sulla sicurezza. Mentre gli erbicidi sono soggetti ad un trattamento un po’ diverso, il fatto che l’industria agro-alimentare influenzi gran parte delle politiche governative statunitensi ha assicurato, ad oggi, un trattamento maggiormente benevolo nei confronti del Roundup.  
Risultati allarmanti

http://rreglag.wordpress.com/tag/glifosato/
Malformazioni causate da Glifosato
 Oggi un nuovo team scientifico internazionale condotto dal Prof. Andres Carrasco che comprende ricercatori provenienti da Regno Unito, Brasile, Stati Uniti e Argentina, ha dimostrato che il Glifosato, l’ingrediente maggiormente attivo nel Roundup, causa malformazioni negli embrioni di rane e polli a dosi estremamente più basse rispetto a quelle utilizzate nelle aspersioni agricole e ben al di sotto rispetto ai livelli massimi di residui approvati attualmente nei prodotti dalla Comunità Europea.[1]
Il gruppo di Carrasco ha condotto una ricerca sugli effetti del Glifosato in base agli alti tassi di difetti alla nascita registrati nelle aree rurali argentine dove vengono spruzzate regolarmente dagli aeroplani le vaste monocolture di soia Roundup Ready (RR) geneticamente modificata della Monsanto. La soia RR è stata strutturata allo scopo di tollerare il Roundup permettendo agli agricoltori di spargere l’erbicida liberamente in modo da uccidere le erbacce mentre le colture crescono.

http://rreglag.wordpress.com/tag/glifosato/
Neonato avvelenato da Glifosato affetto da Anencefalia
Carrasco ha presentato le scoperte del suo gruppo nel corso di una conferenza stampa durante la Sesta Conferenza Europea delle Regioni OGM Free nel Parlamento Europeo a Brussels e ha affermato: “Le scoperte realizzate in laboratorio sono compatibili con le malformazioni osservate negli umani esposti al Glifosato durante la gestazione”.  
La diffusione di notizie riguardanti le malformazioni umane è iniziata in Argentina all’inizio del 2002, due anni dopo l’inizio delle fumigazioni aeree del Roundup e della piantagione di Soia RR.
Gli animali da laboratorio usati dal gruppo di Carrasco condividono con gli umani meccanismi di sviluppo simili. Gli autori hanno concluso che i risultati: “sollevano delle criticità riguardo alle scoperte cliniche riscontrate nella prole delle popolazioni esposti al Roundup nei campi agricoli”. Carrasco ha aggiunto che “la classificazione della tossicità del Glifosato è troppo bassa. In alcuni casi può essere un potente veleno”.

http://martinibarrac.wordpress.com/2013/06/02/las-semillas-del-diablo-los-transgenicos-de-monsanto/
Compagnie del settore agroalimentare che usano prodotti Monsanto anche in Europa


Il Massimo livello residuo (MRL) consentito dalla Comunità Europea per il Glifosato nella soia è stato innalzato di 200 volte da 0,1 mg/kg a 20 mg/kg nel 1997 dopo che la Soia Roundup Ready geneticamente manipolata è stata commercializzata in Europa. Carrasco ha trovato malformazioni in embrioni in cui erano stati iniettati 2,03 mg/kg di glifosato. La soia può, generalmente, contenere residui di glifosato fino a 17mg/kg.
Nell’agosto 2010 si è verificato un attacco organizzato nei confronti di persone riunitesi ad ascoltare le dichiarazioni di Carrasco riguardo la sua ricerca nella città di La Leonesa, nella provincia del Chaco. I testimoni hanno accusato dell’attacco alcune figure implicate nell’industria agroalimentare locale. Viviana Paralta, una casalinga di San Jorge, Santa Fe, in Argentina, è stata ricoverata con la sua bambina dopo che il Roundup è stato sparso dagli aeroplani volando vicino alle loro case. Peralta ed altri residenti hanno fatto ricorso ad un tribunale di una corte regionale che ha bandito la fumigazione del Roundup ed altri agrochimici nelle vicinanze delle loro case.



[1] 1. Paganelli, A., Gnazzo, V., Acosta, H., López, S.L., Carrasco, A.E. 2010. Glyphosate-based herbicides produce terato-genic effects on vertebrates by impairing retinoic acid signaling. Chem. Res. Toxicol., August 9. http://pubs.acs.org/doi/abs/10.1021/tx1001749 
 
 

giovedì 13 febbraio 2014

Idrocarburi: la cassaforte d'Italia minacciata dalla oil&gas connection

Secondo il Gruppo di intervento giuridico questa cartina mostra la 'cassaforte' ambientale italiana.




Qui sotto la cartina delle piattaforme operanti o in attesa di ricevere concessione dal Ministero. Ma secondo dati aggiornati al 20 settembre 2013 (http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it) in Italia oggi esistono 719 pozzi produttivi per il gas e 168 per il petrolio, 693 potenzialmente produttivi ma non eroganti, 22 destinati ad altro utilizzo - ad esempio per il monitoraggio - e 6 potenzialmente utilizzabili per lo stoccaggio. Ai sensi della  Legge quadro sulle aree protette datata 6 dicembre 1991 n. 394, la perforazione o qualsiasi altra forma di ricerca riconosciuta come inquinante dovrebbe essere impraticabile. La Legge vieta, infatti, l’apertura e il rilascio di cave, miniere e discariche nonché l’asportazione di minerali nelle zone interessate tra cui, naturalmente, gli idrocarburi a causa dell’alto potere contaminante.
Al punto 1 dell’Art.1 si afferma: “La presente legge, in attuazione degli articoli 9 e 32 della Costituzione e nel rispetto degli accordi internazionali, detta princìpi fondamentali per l'istituzione e la gestione delle aree naturali protette, al fine di garantire e di promuovere, in forma coordinata, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale del paese”. Nel corso del 2008 e successivamente nel 2010 su impulso di due diversi governi, si avviò l’istituzione di una commissione per ogni area marina protetta ricadente sul territorio nazionale. Queste commissioni dovevano essere composte da persone indicate dalle associazioni ambientaliste riconosciute dal Ministero e da osservatori del Ministero. L’iniziativa fu revocata in entrambe i casi: la prima volta a causa dell’improvvisa caduta del Governo e la seconda volta perché il Paese entrava nel suo primo anno di crisi e il Ministero subì un taglio delle risorse economiche pari al 50% del dovuto.
La legge afferma ancora: “In dette aree possono essere promosse la valorizzazione e la sperimentazione di attività produttive compatibili". Cosa c'è di compatibile tra aree protette e idrocarburi?




 
Piattaforme operanti e in attesa di conferma

mercoledì 13 novembre 2013

Diritti umani e attività minerarie

Lo Special Rapporteur delle Nazioni Unite per i diritti dei popoli indigeni, James Anaya
 Il 6 novembre 2013, lo Special Rapporteur per i diritti dei popoli indigeni ha partecipato in videoconferenza al seminario su affari e diritti umani organizzato dal Coordinamento delle Organizzazioni Indigene dell'Amazzonia Brasiliana. I leader indigeni delle varie regioni brasiliane hanno partecipato alla tre giorni di Brasilia per migliorare le proprie capacità e conoscenze sui diritti umani dei popoli indigeni in un contesto di attività economiche, incluso l'agribusiness, le compagnie idroelettriche, del gas e del petrolio e le imprese minerarie.

Fonte: http://unsr.jamesanaya.org/

lunedì 11 novembre 2013

Strumenti internazionali per le popolazioni locali contro Tap

di Chiara Madaro.

Le popolazioni salentine e alcune delle amministrazioni locali, sono in questi mesi sottoposte a pressioni e preoccupazioni in merito alla realizzazione di progetti quali la Trans Adriatic Pipeline (Tap). A fronte di decisioni che sembrano già prese dall'alto e ad insaputa degli stessi sindaci, quali mezzi esistono per fermare quella che viene definita una follia senza senso?
Nel 2009 l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha pubblicato un rapporto annuale su 'Le Relazioni tra i cambiamenti climatici e i diritti umani', il primo in tema di cambiamenti climatici da parte di Unhchr. La Relazione fa riferimento alla Dichiarazione di Stoccolma (1972) la quale all'Art.1 afferma che :"esiste un fondamentale diritto alla libertà, all'eguaglianza, ad adeguate condizioni di vita in un ambiente la cui qualità sia tale da permettere una vita di benessere e dignità". Il documento è stato redatto in una chiara ottica di interdipendenza tra ambiente e diritti umani. Ed è in tale ottica che la Relazione al Cap.III ricorda come gli Stati abbiano l'obbligo di proteggere gli individui da minacce prevedibili per i diritti umani. Qui la visione è riportata nel quadro dei cambiamenti climatici ma facendo riferimento a principi fondamentali e, per questo, diritti irrinunciabili.
Anche la giurisprudenza della Corte Europea sui Diritti Umani ha dato alcune indicazioni su come il fallimento delle misure prese contro rischi prevedibili possa essere indirizzata alla violazione dei diritti umani. La Corte ha anche individuato la violazione del diritto alla vita qualora le autorità statali non adottino una pianificazione territoriale delle politiche di emergenza adeguate.
La Relazione del 2009 di Unhchr ricorda, inoltre, il principio di precauzione espresso all'Art.3 della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, Unfccc, in cui si afferma che la mancanza di piena certezza scientifica non deve essere usata dagli Stati per posticipare quelle decisioni che potranno prevenire e minimizzare le cause dei cambiamenti climatici mitigandone gli effetti dannosi.
Il Tribunale Permanente dei Popoli, poi, ricorda il Principio di Autodeterminazione dei Popoli.
I popoli posseggono oggi una serie di strumenti potenti anche se non sempre recepiti dagli Stati in maniera sufficientemente soddisfacente. Uno degli ultimi documenti è la Relazione prodotta da un gruppo di esperti del Programma Ambiente delle Nazioni Unite (Unep) e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Who) e pubblicata nel 2013, "Lo Stato della Scienza degli interferenti endocrini - 2012", la quale afferma che "La salute umana e le specie viventi dipendono dalla capacità di riprodursi e svilupparsi normalmente. Ciò non è possibile senza un efficiente sistema endocrino". Sistema che, viene affermato, è gravemente incapacitato da dalla sostanze chimiche contenute dagli idrocarburi (gas, petrolio e carbone)  e dai loro sottoprodotti.
 
 
 

domenica 10 novembre 2013

La ‘strage consapevole’ degli interferenti endocrini e gli effetti avversi dei combustibili fossili.


Al

Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

ed al

Ministero dello Sviluppo Economico

 

 

Il testo che segue è stato inviato al Ministero competente tra le osservazioni che i cittadini potevano elaborare entro l'11 novembre 2013 contro l'ipotesi dell'avvio dei lavori di Tap 

La ‘strage consapevole’ degli interferenti endocrini e gli effetti avversi dei combustibili fossili.

Ragioni di ordine economico e sanitario contro la costruzione della Trans Adriatic Pipeline (Tap) in Puglia

 

 di Chiara Madaro

Abstract

 

Il presente studio intende:

o   informare i destinatari circa gli effetti avversi degli endocrine disruptors, interferenti endocrini, presenti negli idrocarburi

o   chiarire che il gas è a tutti gli effetti un idrocarburo e che, dunque, è scorretto pensare o diffondere l’idea che sia meno dannoso di petrolio e carbone

o   rammentare i costi sociali ed economici della diffusione di epidemie imputabili agli endocrine disruptors – e quindi agli idrocarburi - quali autismo, diabete o malattie neurovegetative come Parkinson e Alzheimer che colpiscono ormai in età precoce cioè in una fase ancora lavorativa degli esseri umani.

 

 

Indice

 

Pg. 3 - Una strage consapevole

Pg.6  - Il meccanismo degli endocrine disruptors

Pg.7  - Epidemie

  • Epidemie: i numeri dell’autismo
  • Epidemie: i numeri di Parkinson e Alzheimer
  • Epidemie: i numeri del diabete

Pg.9  - Conclusioni

Pg.10 - Autori di riferimento

Pg.10 - Sitografia

Pg.11 – Note di rilievo sull’autrice

Una strage consapevole

 

Mentre si diffonde la notizia dell'inizio dei lavori di bonifica per l’Ilva e che saranno necessari almeno 100 anni perché a Taranto la situazione ambientale si normalizzi rispetto all'inquinamento indotto dall’acciaieria, in Salento imperversa la battaglia contro Tap.

E vengono in mente le 713 pagine della recente sentenza sul caso Eternit in cui i giudici parlano di ‘strage consapevole’ da parte di chi gestiva l’impianto e di cinismo perché, malgrado fossero ormai chiari gli aspetti nocivi dell’amianto,  ci fu un tentativo di minimizzare gli stessi allo scopo di continuare la produzione. La portata di quei comportamenti fu di tale straordinaria portata che ancora oggi il pericolo prosegue; l’amianto si trova oggi in scuole e ospedali e le bonifiche comportano costi elevati e rischi.

Temi che hanno molto in comune con il tentativo in atto di fare della Puglia l’hub energetico dell’Europa, un punto di passaggio e raccolta di idrocarburi per il nord dell’Unione e per la Svizzera e che, come spiegato nei siti delle compagnie petrolifere inglesi, troverebbero nella realizzazione del gasdotto Tap la testa d’ariete a propositi di portata ben più vasta. Sintomo di un approccio antiquato e non ulteriormente percorribile alla questione dell’approvvigionamento energetico.

La dott.ssa Theo Colborn, presidente di Tedx, Endocrine disruption exchange e Professore Emerito presso l’Università della Florida dal suo sito informativo ricorda come già gli antichi romani fossero a conoscenza dell’incidenza sulla salute umana di alcune sostanze e minerali. Una consapevolezza talmente consolidata che i condannati a morte anziché essere giustiziati, venivano costretti ai lavori forzati nelle cave di piombo.

All’avvio del terzo millennio non possono sfuggire ai nostri intelletti le numerose evidenze scientifiche sull’incidenza delle tante componenti chimiche contenute nei combustibili fossili sulla salute della mente umana o sulla lesione del genoma degli esseri viventi.

Più avanti verrà dimostrato come affermare che le emissioni di CO2 saranno ridotte al minimo non solo è insufficiente ma è scorretto e sintomo di pericolosa ignoranza o criminale incoscienza da parte di Tap. Le sostanze chimiche contenute nei combustibili fossili non si limitano all’anidride carbonica.

Dall’estrazione alla raffinazione, dalla distribuzione allo stoccaggio, dalla lavorazione alla destinazione dei reflui nel sistema fognario, che si tratti di petrolio, di gas o di carbone, il percorso dei combustibili fossili è dannoso in ogni sua tappa.

Dire che il gas sia meno pericoloso del petrolio o del carbone è, dunque, inesatto. Negli Stati Uniti, dove l’esperienza dell’estrazione di gas anche non convenzionale dura da anni, gli esperti hanno raccolto prove schiaccianti in merito alle conseguenze della contaminazione da idrocarburi. La fame di energia e la necessità di svincolarsi dall’approvvigionamento di paesi politicamente instabili, il pericolo proveniente dal dover competere con paesi in cui la produzione industriale è in crescita spasmodica, paesi come la Cina, con cui il dialogo è difficile, hanno indotto gli Stati Uniti a raccogliere il gas anche in zone densamente popolate. Le conseguenze sulla salute degli esseri viventi non hanno tardato a mostrarsi.

Secondo numerosi e accreditati studi scientifici, quando si parla di combustibili fossili è inevitabile fare riferimento anche al fatto che le sue componenti chimiche siano note anche come endocrine disruptors, distruttori endocrini. Queste componenti chimiche danneggiano le cellule e i tessuti degli organismi degli esseri viventi attraverso diversi meccanismi. Essi non solo deteriorano in maniera diretta le membrane cellulari o le varie componenti intracellulari: gli xenobioti (componenti chimiche esterne) possono anche alterare la comunicazione tra le cellule e quindi rompere l’organizzazione di cellule e tessuti. Oggi la scienza ripone sempre maggiore attenzione ai distruttori ormonali  che agiscono in maniera diretta o indiretta sulla naturale capacità degli ormoni.

Secondo la Dott.ssa Colborn, i disordini del sistema endocrino hanno assunto proporzioni epidemiche e riguardano le disabilità di apprendimento e comportamentali, autismo, problemi nella gestione degli stati d’animo, infertilità, sviluppo gonadico abnorme, cancro degli organi riproduttivi, esordio puberale anormale, diabete, obesità, reazioni asmatiche e allergiche ecc. Le sostanze chimiche derivanti dai combustibili fossili stanno già deprivando l’umanità della sua integrità e la sorte della razza umana non può ulteriormente essere messa a rischio a causa del fallimento di antiquati test tossicologici nell’individuare i danni causati dall’esposizione alle componenti chimiche.

I cambiamenti al sistema nervoso centrale possono provocare autismo, deficit dell’attenzione e disordini da iperattività, Parkinson e Alzheimer. Gli effetti sul sistema riproduttivo, invece, possono portare all’infertilità, a difetti del feto, a endometriosi, a cancro al seno, alla prostata ed alle gonadi. Altri danni vengono arrecati al sistema metabolico e quindi diabete e obesità.

Da una prospettiva economica e della sicurezza nazionale – dice Colborn – i costi sono troppo alti per tardare ulteriormente nel prendere misure preventive e riparatorie.

Solo per l’autismo, le spese che sia le famiglie che lo Stato devono sopportare sono altissime. Quando si mettono sul piatto della bilancia costi e benefici riguardo l’estrazione e la lavorazione del gas, si dovrebbero tenere in considerazione anche questi fattori. Chi occupa posti in Parlamento non può far finta di niente giacchè rientra nei compiti della politica informarsi per il bene dei cittadini e del Paese.

L’estrazione, la lavorazione e il bruciamento di combustibili fossili (gas naturale, petrolio e carbone) introducono vaste quantità di sostanze chimiche tossiche per il nostro ambiente e per i nostri organismi. Queste sostanze e decine di centinaia di prodotti chimici sintetizzati da esse, sono ormai presenti in ogni ambiente della Terra, incluso il grembo materno. Concentrazioni estremamente basse di queste sostanze possono danneggiare il sistema endocrino interferendo con l’intricata e delicata rete delle naturali interazioni chimiche basilari per lo svolgimento delle normali funzioni dell’organismo e della sua capacità di sviluppo.

Non c’è fine agli inganni che gli endocrine disruptors possono giocare sui nostri organismi: maggiore produzione di alcuni ormoni, minore produzione di altri, imitazione degli ormoni, trasformazione di un ormone in un altro, interferenze nella segnalazione di ormoni, impulso ad una morte prematura delle cellule, competizione con nutrienti essenziali, accumulo negli organi che producono ormoni.

Ma il problema non è nuovo neanche per il nostro Paese. Ci sono state interrogazioni parlamentari che hanno chiesto delle azioni sul grave caso delle malformazioni neonatali di Gela, a Caltanissetta. La stampa locale riferisce di ‘Bimbi con sei dita alle mani o ai piedi. Alcuni nati senza un orecchio, altri senza il palato. Idrocefali con teche craniche di dimensioni abnormi. I numeri dicono che a Gela le malformazioni sono sei volte superiori alla media. Numeri in costante aumento, finiti sul tavolo della Procura che ha aperto una nuova inchiesta per far luce sulle responsabilità. Sul banco degli imputati i veleni della raffineria. A Gela il polo petrolchimico lavora dal 1965 e gli endocrine disruptors hanno già mostrato le loro conseguenze.

In Italia è nato il progetto europeo Life-Edesia (Endocrine disruptors in silico/in vitro – Evaluation and Substitution fon Industrial Applications) allo scopo di sostituire le tante sostanze dannose utili alla creazione dei tanti utensili o prodotti per l’igiene personale con sostanze più sicure ma altrettanto valide per gli usi industriali.

A fronte di uno sforzo di tali proporzioni è comprensibile avere dei dubbi sui benefici dichiarati da Tap ma anche sul senso dello stesso Life Edesia il cui valore verrebbe di fatto annullato dalla Trans Adriatic Pipeline.

 

Il meccanismo degli endocrine disruptors

Così come i metalli pesanti, anche gli idrocarburi tendono ad accumularsi in alcuni tessuti degli esseri viventi. Attraverso cibo o bevande contaminate o per via cutanea, queste sostanze si diffondono rapidamente perché liposolubili e dunque in grado di attraversare le membrane cellulari e depositarsi nei tessuti adiposi e negli organi drenanti (reni e fegato). Da qui vengono metabolizzati in pochi giorni ed eliminati. Ma nel frattempo hanno avuto modo di legarsi a DNA ed RNA provocando, dunque, alterazioni genetiche. E’ quello che  succede alle cellule di chi vive a costante contatto con queste sostanze e non ha modo di metabolizzare ed eliminare quegli endocrine disruptors che sono nel pesce, negli ortaggi e nella falda. Nel già citato caso di Gela, si registrano gravi patologie quali le malformazioni congenite totali: il 6% in più ovvero 6 volte superiore rispetto alla media nazionale. Si parla di spina bifida, microcefalia, cardiopatia, ipospadia (malformazione dell’apparato urogenitale), difetti del sistema nervoso, riduzione degli arti, onfalocele (una patologia congenita della parete addominale, a causa della quale i bambini nascono senza muscoli né pelle nella zona ombelicale per cui gli organi addominali – fegato, intestino e stomaco – fuoriescono avvolti solo da una membrana trasparente), difetti minori (appendice preauricolare, piede torto posturale, angiomi, criptorchidismo, dislocazione congenita dell’anca) e si registrano casi di neoplasie e cancri per una media che è il 10% superiore rispetto alla media nazionale, mentre i cancri al polmone arrivano al 20% in più. Questi ed altri dati possono essere reperiti in uno studio di qualche anno fa curato da Fabrizio Bianchi, Sebastiano Bianca, Fabrizio Minichilli, Anna Pierini e Mariangela Protti per il Consiglio Nazionale delle Ricerche, Sezione Epidemiologia dell’IFC di Pisa e per l’Azienda ospedaliera G. Garibaldi, Servizio di Genetica Medica di Catania. Si tratta comunque di dati sorpassati che, data la natura del problema, nel tempo hanno assunto proporzioni esponenziali. Sarebbero necessarie ulteriori ricerche, così come richiesto di recente in Senato (Atto n. 4-08112 Pubblicato il 7 agosto 2012, nella seduta n. 787), ma quello che, invece, succede è che chi si azzardi ad avvertire ed informare sulle ricadute sanitarie di un’economia basata sugli idrocarburi, venga poi minacciato di denuncia per immotivato allarme.

 

Epidemie

Le malattie indotte dagli endocrine disruptors sono numerose e terribili. Le malformazioni genetiche neonatali colpiscono soprattutto le città o le aree geografiche che ospitano centrali o pipeline che lavorano o trasportano gli idrocarburi.

Ma esistono malattie che colpiscono un numero sempre maggiore di cittadini al punto che è possibile parlare di epidemia. E il dato è tanto più preoccupante se si pensa che colpiscono cittadini sempre più giovani. Malattie che nell’immaginario collettivo appartengono a persone anziane affliggono anche i quarantenni.

Il rapporto tra cittadini attivi e non attivi o in stato di dipendenza aumenta e i costi diventano insostenibili. Lo Stato italiano spende molto poco rispetto ad altri paesi europei e la crisi ha ridotto di molto le già insufficienti risorse destinate alla sanità pubblica. Le famiglie vengono lasciate sole, i familiari finiscono per non poter lavorare e vendere la casa pur di prendersi cura dei propri cari. Le conseguenze sociali e finanziarie sono più che evidenti.

In questo breve studio si è scelto di non prendere in considerazione il problema delle neoplasie – tema su cui già Lilt validamente combatte – e fornire qualche dato sul numero di malati e sulla spesa pubblica generata dalla diffusione di alcune tra le più diffuse malattie: autismo, Parkinson e Alzheimer, diabete.

Epidemie: i numeri dell’autismo

Negli ultimi anni i bambini che si ammalano di autismo in Italia sono 1 su 150/200, con un aumento del 1000%. Circa vent’anni fa gli ammalati erano 1 su 2000. Negli Stati Uniti i dati sono ancora più tragici.

Numeri in aumento verticale che fanno parlare di epidemia.

Interessi estremamente limitati, difficoltà di relazione e nella comunicazione. Chi soffre di autismo a livelli gravi non è nemmeno in grado di esprimere bisogni primari come la sete o la fame. Il senso di frustrazione che ne deriva può sfociare in comportamenti aggressivi verso se stessi o gli altri. Problemi che necessitano di cure e terapie specifiche che vanno dalla logopedia alla psicomotricità a tecniche nuove come l’Analisi comportamentale applicata. Queste terapie inducono un miglioramento visibile rispetto alla malattia ma anche costi insostenibili per le famiglie. Si parla in media di una spesa che si aggira intorno ai 900 euro al mese ma può anche superare questa cifra, c’è chi spende 1.700 euro. Spese non fatturabili. Cifre che solo una famiglia benestante può consentirsi di spendere. Le famiglie vengono di fatto abbandonate a se stesse. Il mondo della scuola, impreparato a sostenere l’emergenza, il personale insufficiente. In tutto ciò lo Stato è assente.

Epidemie: i numeri di Parkinson e Alzheimer

Il mondo della scienza parla di malattie neurovegetative come Parkinson e Alzheimer come di una vera e propria emergenza clinica e sociale. Ad oggi in Europa si contano 7milioni di ammalati di Parkinson e 30 milioni di Alzheimer. Numeri che nei prossimi venti anni sono destinati a raddoppiare.

Dati preoccupanti anche perché l’età degli ammalati si abbassa tragicamente. Il Parkinson non è più un problema degli anziani: 10 malati su 100 hanno meno di 40 anni.

Per la Comunità Europea si tratta di un onere sempre più gravoso per la società e per l’economia in quanto il rapporto tra popolazione attiva a non attiva aumenta e riporta i dati relativi aggiornati al 2005 sui costi complessivi diretti e indiretti per la cura del morbo di Alzheimer e di altre forme di demenza stimabili nell’ordine dei 130 miliardi di Euro cioè 21mila euro per paziente.

Solo in Italia l’Alzheimer colpisce circa 600mila persone mentre i malati di Parkinson superano le 250mila unità. L’impatto sociale è devastante anche perché si tratta di malattie progressive che hanno un ciclo di circa dieci anni durante i quali l’autonomia del paziente si affievolisce sempre di più richiedendo alle famiglie un impegno e costi insostenibili. Oltre il 75% delle cure viene fornito dalle famiglie che si trovano a dover affrontare il dramma di emergenze sanitarie irrisolte.

 

Critici i dati relativi ad una delle regioni più inquinate, la Campania. Qui si parla di 60mila casi, 80mila prendendo in considerazione le demenze correlate. Secondo il biochimico americano Gregory Petsko, membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze, Professore di neurologia e neuroscienze al Weill Cornell Medical College, afferma che quando all'Alzheimer aggiungiamo il Parkinson, la sclerosi laterale amiotrofica, la malattia da prioni (Creutzfeldt Jakob) e le altre "minori" malattie neurodegenerative, il quadro è ancor più preoccupante.

Epidemie: i numeri del diabete

Secondo dati ISTAT aggiornati al 2012, negli ultimi vent’anni la possibilità di contrarre il diabete è aumentata del 60%, dato impressionante se si pensa che nel 1993 la percentuale era ferma al 3,4. Gli italiani che si sono ammalati di diabete hanno superato le 3.268.00 unità, il 5,5% della popolazione nazionale.

Secondo la Federazione Nazionale Diabete, Fid, è lecito parlare di epidemia. Le statistiche precedenti avevano sottovalutato la gravità del problema. Chi si ammala ha tra i 40 e i 60 anni e si trova, dunque, in età lavorativa. Le previsioni dicono che nel 2025 il numero dei diabetici supererà i 380milioni.

In Italia i costi del diabete erodono il 9% delle risorse: 9,22 miliardi di Euro all’anno.

 

Conclusioni

Ad oggi sono state identificate circa 60 sostanze chimiche tra gli endocrine disruptors, agenti esogeni che interferiscono con vari aspetti della naturale fisiologia degli ormoni. Il danno che queste sostanze arrecano al potenziale riproduttivo e alla salute, hanno di recente generato uno sforzo di comprensione da parte della comunità scientifica e del pubblico e il mondo della politica non può tirarsene fuori.

Sono in corso epidemie generate da quella che alcuni scienziati hanno chiamato la ‘Fossil Fuel Connection’ mentre la società chiede di andare incontro a fonti di energia sostenibili quali minieolico e fotovoltaico che garantirebbero autonomia energetica e numerosi posti di lavoro togliendo alle mafie l’affare miliardario dei mega impianti. Nel nostro paese è stato, invece, introdotto un intricato intreccio normativo  che ha portato all’estero circa 100.000 posti di lavoro altamente specializzato assicurati dall’industria delle energie alternative.

Nel nostro paese esiste una forma di schizofrenia che deve essere superata e può essere superata se si lavora all’univoco tentativo di restituire all’Italia credibilità e affidabilità.

 

 

 

 

 

 

 

 

Autori di riferimento

Kaye Kilburn H. MD, è Presidente e direttore di Neuro-Test, Inc., Pasadena. CA, ed è stato professore di medicina e direttore del laboratorio di scienze ambientali dell'Università di Southern California Keck School of Medicine per 26 anni.

Maria Rita D’Orsogna,e Thomas Chou, Department of Mathematics, California State University at Northridge,Los Angeles, CA 91330-8313, Department of Biomathematics,

David Geffen School of Medicine, University of California, Los Angeles, CA 90095-1766

Neil Carman, Ex funzionario del Texas per l’ambiente e direttore del Lone Star Chapter per l’aria pulita del Sierra Club, la più antica ed importante organizzazione ambientale negli Stati Uniti

Theo Colborn, presidente di Tedx, Endocrine disruption exchange e Professore Emerito presso l’Università della Florida

 

Sitografia










Note di maggior rilievo sull’autrice

  • Laureata con Lode  in Storia delle Relazioni Internazionali presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere  dell’Università del Salento con una tesi di 335pg su “La sfida delle Nazioni Unite: il Protocollo di Kyoto e il diritto dell’umanità e dei popoli indigeni all’ambiente. Il caso dell’Amazzonia brasiliana”.
  • Master di II Livello su protezione dell’ambiente globale e politiche internazionali “Nuove professioni: l’ambiente come opportunità”  presso Università della Tuscia e patrocinato da Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare 2009/2010; tirocinio presso Archivio Pace Diritti Umani, Cattedra Unesco dell’Università di Padova con la pubblicazione di un Dossier su Diritti umani dei popoli indigeni e ambiente consultabile sul sito http://unipd-centrodirittiumani.it/. Titolo della Tesi finale: “Equilibri dinamici: reati ambientali e genocidi, economia ed etica, foreste e diritti umani”.
  • Collabora con ‘La Nuova Ecologia’ e ‘Libera Informazione’
  • Creatrice del blog http://amandaje.blogspot.it/ titolo: Sea Shell – il suono dell’universo; soggetto: diritti umani, ambiente, legalità