Il suono dell'universo.

domenica 28 aprile 2013

L’Europa si unisce contro la Troika nella manifestazione internazionale del 1° giugno


Fonte:
http://correiodobrasil.com.
Traduzione di: Chiara Madaro
 
Manifestazione contro la Troika del 15 settembre 2012 a Lisbona


   













* Que se Lixe a Troika: può essere tradotto “che la Troika vada al diavolo”; il movimento è nato in Portogallo attraverso i social network

Il movimento europeo ‘Que se Lixe a Troika’*, che riunisce attivisti da cinque paesi dell’Unione europea, hanno annunciato la realizzazione di una mobilitazione internazionale il prossimo 1° giugno. “A partire da questo sabato, la data del 1° giugno sarà divulgata in tutta Europa e tutte e tutti sono invitati ad unirsi in una protesta internazionale contro la Troika (Fmi, Banca Mondiale e Banca centrale europea) e contro l’austerità affinchè i popoli possano decidere delle proprie vite”, ha affermato il movimento in una nota divulgata questa mattina.

Nel corso di una conferenza stampa realizzata allo scopo di pubblicizzare la manifestazione erano presenti, tra gli altri, l’attivista scozzese Jonathon Shafi, il greco Zois Pepes, il francese Miguel Segui e la spagnola Yolanda Picazo. Il 4 maggio il movimento ‘Que se Lixe a Troika’ si riunirà in Portogallo con altre organizzazioni della società civile in vista della partecipazione alla protesta del 1° giugno che è inteso come ‘inclusivo e decentralizzato’, è stato detto.

Questa è la traduzione integra del comunicato divulgato dal movimento:

“L’Europa si trova sotto un violento attacco finanziario rappresentato dalla Troika (FMI, BCE, CE) e dai successivi governi che applicano le politiche concertate con queste entità nel disprezzo delle persone. Sappiamo che questa offensiva ha l’obiettivo di colpire i popoli rendendoli schiavi del debito e dell’austerità. Attraversa l’Europa e deve essere sconfitta da una lotta internazionale.


Manifesto relativo alla manifestazione del 2 marzo
Ognuno di noi, in ogni paese, in ogni città, in ogni casa, con le proprie specificità, sente sulla propria pelle quei provvedimenti che annichiliscono i diritti conquistati nel corso dei decenni, provvedimenti che aggravano la disoccupazione, che privatizzano ogni cosa che possa procurare reddito e condizionano la sovranità dei paesi sotto la propaganda dell’”aiuto esterno”. E’ urgente unire le nostre forze affinchè sia possibile combattere più efficacemente tale attacco.

L’appello che lanciamo per una manifestazione internazionale decentralizzata è circolata tra decine di movimenti in Spagna, Francia, Italia, Grecia, Cipro, Irlanda, Inghilterra, Scozia, Germania, Slovenia... Nel corso della riunione di ieri, 26 aprile, a Lisbona, erano presenti compagne e compagni provenienti da vari paesi d’Europa discutendo insieme questa proposta.

Così oggi confermiamo a livello internazionale che saremo in piazza il prossimo 1° giugno: Popolo unito contro la Troika!

Questo è l’inizio di un processo che aspira ad essere decentralizzato, inclusivo e partecipato. Vogliamo costruirlo collettivamente e unendo le nostre forze. A partire da oggi la data del 1° giugno sarà diffusa su scala europea e tutti e tutte sono invitati ad unirsi ad una protesta internazionale contro la troika e contro l’austerità... affinchè siano i popoli a decidere della proprie vite.


Immagini dall'alto della manifestazione del 15 settembre in Portogallo
Facciamo appello a tutti i cittadini e le cittadine, con e senza partito, con e senza impiego, con e senza speranza, affinchè si uniscano a noi. A tutte le organizzazioni politiche, i movimenti civici, i sindacati, i partiti, la collettività, i gruppi informali, chiediamo che si uniscano a noi.

Vogliamo continuare ad allargare i nostri contatti nazionali e internazionali perchè siamo coscienti che sarà la somma delle nostre voci che potrà frenare la nuova onda di austerità che si sta preparando. I popoli europei dimostreranno in vari momenti la propria mancanza di disponibilità rispetto ad ulteriori sacrifici in nome di un futuro che mai arriverà. Per questo pensiamo che sia arrivata l’ora di una grande dimostrazione della capacità di questo popolo di coordinarsi nella lotta e nel rifiuto di queste politiche.

Dal nord al sud Europa, occupiamo le piazze contro l’austerità!”.

 

lunedì 8 aprile 2013

Salvatore Borsellino: 'Di Matteo, non permetteremo che si ripeta la storia di Falcone e Borsellino'



Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo Borsellino
Scritto da Salvatore Borsellino


Martedì 02 Aprile 2013 17:12


Temevo che si sarebbe arrivato a questo, lo temevo, ma
adesso che è avvenuto sono assalito da un senso di nausea.
Avevo sperato che le cose potessero prendere un corso
diverso, lo avevo sperato quando avevo visto nell'aula
bunker di Palermo Mancino seduto sul banco degli imputati,
chiamato a rendere conto del suo silenzio, delle sue
menzogne, della sua assurda pretesa di volere mettere una
sua misera, pretesa verità a fronte di una testimonianza
non
smentibile: quella di Paolo Borsellino.
Una testimonianza scritta a penna sulla sua agenda grigia ma
con la stessa forza di una verità incisa sulla pietra.
"1°
luglio 1992, 19:30, Mancino". Pretesa verità, sicura
menzogna per continuare a sostenere la quale ha dovuto
arrivare ad asserire quanto di meno possibile si possa
concepire. Un cittadino italiano, non uno qualsiasi, ma un
ministro dell'interno che 57 giorni dopo l'assassinio di
Giovanni Falcone non conosce la fisionomia di Paolo
Borsellino, il magistrato simbolo della lotta alla mafia, il
magistrato che solo avrebbe potuto ricoprire l'incarico che
era costato la vita, ancora prima di assumerlo, a Giovanni
Falcone. Ma era solo un'illusione, le complicità che per

Il magistrato antimafia Antonino Di Matteo
venti anni hanno mantenuto in piedi la scellerata congiunta
del silenzio sulla trattativa che ha accelerato la condanna
a morte di Paolo Borsellino, stavano solo affilando le armi,
preparando il veleno. Così 10 giorni fa, è arrivato
puntuale
a destinazione la freccia avvelenata. Si è mosso
direttamente il Procuratore Generale della Cassazione,
Gianfranco Ciani, per promuovere un'azione disciplinare nei
confronti di Nino Di Matteo utilizzando l'arma da poco
confezionata attraverso il ricorso alla Consulta dal Capo
dello Stato e la successiva sentenza della Corte
Costituzionale. E' stata sancito su sollecitazione
dell'interessato, un principio non contenuto nella
Costituzione: "LA LEGGE NON E' EGUALE PER TUTTI", il
Presidente della Repubblica non è soggetto alle leggi ed
una
casuale intercettazione di questa nuova figura di sovrano
assoluto deve essere immediatamente distrutta anche qualora
dovesse contenere elementi che possano essere utilizzati a
propria difesa da un imputato in un procedimento
giudiziario. Il diritto alla riservatezza del capo dello
stato è prevalente sul diritto alla difesa di un comune
cittadino. Ed utilizzando questa sentenza si accusa Di
Matteo di avere leso tale diritto alla riservatezza per
avere "indirettamente" ammesso l'esistenza di telefonate del
capo dello Stato casualmente intercettato in colloquio con


Nicola Mancino
un indagato, proprio quel Nicola Mancino che poi verrà
incriminato per falsa testimonianza al processo per
"Attentato al corpo politico dello Stato" attualmente in
corso a Palermo. Che l'accusa sia assolutamente capziosa lo
si desume dal fatto che Di Matteo rispondeva ad una precisa
domanda di un giornalista sull'esistenza di quelle
intercettazioni di cui avevano già dato notizia sia il
settimanale Panorama sia Il Fatto Quotidiano.
Ma poco importa, quello che si voleva ottenere era
intimidire Di Matteo ed isolarlo e se il primo obiettivo non
è stato raggiunto perchè Di Matteo è un magistrato con
la
schiena veramente dritta come pochi ne abbiamo in Italia, il
secondo obiettivo ha avuto il suo effetto e oggi se ne
vedono le conseguenze.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino
Non sono bastati gli esempi di Giovanni Falcone e Paolo
Borsellino, isolati, calunniati, non sostenuti anzi
avversati dalla maggioranza degli altri magistrati e infine
lasciati uccidere senza, nella migliore delle ipotesi,
assicuragli una adeguata protezione ed ignorando i preavvisi
di morte che più volte gli erano pervenuti.
Non sono bastati, la storia si ripete e puntuale arriva
anche per Di Matteo un avvertimento di morte, il più grave
tra quelli fino ad oggi pervenuti. Tutto è troppo simile a
quanto avvenuto prima delle stragi del '92 e lo dice, come
monito, la stessa missiva che non è scritta da mano
mafiosa
ma di chi della mafia si è sempre servito: "Amici romani
di
Matteo Messina Denaro hanno deciso di eliminare il pm Nino
Di Matteo in questo momento di confusione istituzionale, per
fermare questa deriva di ingovernabilità. Cosa Nostra ha
dato il suo assenso". Gli "amici romani" sappiamo chi sono,
gli stessi che hanno condotto una scellerata trattativa
mafia-Stato e quelli che su questa trattativa hanno
mantenuto una congiura del silenzio durata venti anni. La
confusione istituzionale è eguale se non superiore a
quella
di quegli anni tragici e anche in questa occasione c'è da
eleggere un nuovo presidente della Repubblica.
Non dobbiamo permettere che la storia si ripeta.
Il nostro paese non ha bisogno di martiri. Il nostro paese
ha bisogno di magistrati vivi e non di magistrati qualsiasi
ma di magistrati veri, di magistrati come Nino Di Matteo.


Salvatore Borsellino (2 aprile 2013)





[Allegato : Giurisprudenza 18luglio2012.jpg]http://palermo.repubblica.it/cronaca/2013/01/17/news/borsellino_abbandona_ingroia_volevano_solo_la_mia_candidatura-50716254/

domenica 24 marzo 2013

Cipro: la crisi e il petrolio.


Di Chiara Madaro

Siamo stati sull’orlo del fallimento, lo siamo ancora, ma resistiamo mentre in maniera inattesa la ricca Cipro cola a picco. Sarebbe qui opportuno specificare che non tutta Cipro è in pericolo, solo la parte greca. E’ un caso o esiste un motivo?



Nel febbraio 2011 Mario Monti era da pochi mesi stato nominato presidente del Consiglio italiano e nel corso di una conferenza afferma: “Non dobbiamo stupirci se l’Europa ha bisogno di crisi, gravi crisi, per fare passi avanti. I passi avanti sono la cessione di parti delle sovranità nazionali ad un livello comunitario. E’ chiaro che il potere politico  e i cittadini possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è in atto una crisi visibile, conclamata.”

Nel corso del Governo Monti sono state avviate numerosissime concessioni di prospezione in Adriatico ancora fino ai giorni scorsi. La disponibilità del governo italiano alla ricerca di idrocarburi non è stata accennata nemmeno in campagna elettorale dagli avversari di Monti malgrado si tratti di un provvedimento evidentemente dannoso per il nostro Paese che vive fondamentalmente grazie al turismo e ai beni paesaggistici e ambientali. Anche le proteste e le azioni delle associazioni ambientaliste, delle comunità locali e dei governi regionali non sono riuscite ad arrivare agli onori della stampa nazionale.



Anche la Turchia ha avviato permessi di prospezione estendendoli alle coste turco-cipriote. Si parla di 6 progetti esplorativi nel Mediterraneo, incluso Cipro. Qui la compagnia petrolifera di stato Turkiye Petrolleri AO ha firmato un accordo congiunto E&P (esplorazione e produzione)  con la Royal Dutch Shell Plc (RDSA) lo scorso anno.  

Secondo il Ministro turco per l’Energia e le Risorse Naturali, la cooperazione della compagnia italiana Eni con Cipro nel campo delle esplorazioni  di idrocarburi nel Mediterraneo orientale potrebbe interferire negativamente con i progetti della compagnia in Turchia a causa delle irrisolte questioni che si trascinano dal 1974 e che coinvolgono l’isola da cui è nata Venere.

Ma le risorse stimate di petrolio e gas contenute sotto il fondo del mare di Cipro ammontano a circa 8 bilioni di barili corrispondenti a circa 400 miliardi di dollari in base al mercato attuale. Anche se non esistono stime affidabili, al momento, le più importanti compagnie petrolifere come la russa Novatec, l’italiana Eni, la francese Total e la malese Petronas, sono tra coloro cercano di ottenere permessi esplorativi nella zona a sud di Cipro.

Ad aprile 2012 la Turchia ha iniziato le perforazioni onshore per la ricerca di petrolio e gas a nord di Cipro, nei pressi della città di Trikomo, con la corporation di Stato Turkish Petroleum malgrado le proteste provenienti dalla Repubblica di Cipro che giudica illegale l’azione.



Ma il 6 febbraio 2013 anche i greco-ciprioti firmano permessi esplorativi con Total SA su due dei tredici lotti costieri, un’area corrispondente a 50mila Kilometri quadrati in totale.

Secondo una valutazione di tipo puramente finanziario espressa da Karen Avat, analista in geopolitica energetica del Mediterraneo orientale, l'accordo è promettente in considerazione della crisi del debito di Cipro. Già all’inizio del 2013 Cipro era in trattative con UE e FMI per un prestito di salvataggio equivalente al PIL del paese: 17 miliardi di euro. Anche se il pacchetto di salvataggio è stato ritardato fino a data da destinarsi a causa delle preoccupazioni dei ministri delle finanze europei sulla portata del pacchetto.”Ma – afferma Avat - il recente sviluppo nel settore dell'energia potrebbe svolgere un ruolo positivo nel facilitare il rilascio dei fondi di salvataggio e (…) Cipro potrebbe cominciare a esportare il suo gas a partire dal 2019” confermando le tesi espresse da Mario Monti.

sabato 23 marzo 2013

Conferenza stampa delle associazioni neretine

 
Segnalo una conferenza stampa che avrà luogo mercoledi 27 marzo alle ore 17.00 in via Michele Personé, 9 a Nardò, presso la sede dell’associazione culturale MESSAPIA indetta dalle cooperative che operano su territorio neretino e firmatarie della lettera che segue.
 
 
Nei giorni scorsi il comune di Nardò ha pubblicato un bando per la concessione di servizi di allestimenti e gestione degli spazi espositivi della masseria Torre Nova e della casa del Capitano nel parco regionale naturale “Porto Selvaggio e Palude del Capitano” comprese le attività di educazione ambientale e fruizione turistica sostenibile.
Il bando prevede che i ricavi di gestione a cura del concessionario ammontino a € 711.115,00 motivo per cui richiede ai partecipanti un fatturato di oltre € 400.000 negli ultimi 3 anni di cui 160.000 nel settore turistico ed educativo.
Sulla base dell’esperienza degli operatori neretini e leccesi che lavorano nel settore turistico, culturale e didattico non solo a Porto Selvaggio ma in tutta la regione e dal confronto con realtà analoghe in altre regioni, le cifre paiono spropositate.
L’esclusività di cui si parla all’articolo 7 del capitolato speciale intesa su tutto il territorio del parco, esclude dal continuare ad operare nel parco tutti coloro che anche nel Comune di Nardò operano già come guide professioniste, operatori qualificati dell’educazione ambientale e operatori culturali, impedendo la prosecuzione di iniziative già intraprese negli anni passati nell’area del parco, anche se da tempo già inserite in cataloghi locali, nazionali ed internazionali.
Perché si parla di esclusività? Il territorio è pubblico, appartiene a tutti e tutti devono poterci accedere anche per lavorare.
Da sottolineare al riguardo che altri parchi regionali salentini hanno debitamente promosso e valorizzato le realtà già esistenti ed operanti sul loro territorio, garantendo la qualità dei servizi e la prosecuzione di vita ad imprese create da chi ha voluto e saputo investire sull’ambiente, la sua conoscenza e fruizione sostenibile.
Si chiede pertanto al Comune di eliminare l’articolo 7 del capitolato speciale e di scorporare i servizi di allestimento da quelli strettamente didattici e turistici garantendo in questo modo a tutti gli operatori del settore qualificati la possibilità di lavorare nel parco, aprendo ai professionisti oltre che alle imprese.
Ci piacerebbe che gli amministratori di Nardò rispondessero alla nostra istanza con la stessa cura che ognuno di noi mette (da anni) nel raccontare Porto Selvaggio e i suoi tesori durante lo svolgimento del proprio mestiere.
Non sacrificate decenni di esperienza, professionalità e amore per il territorio.

Per discutere di quanto fin qui esposto si invitano i cittadini, le associazioni, le imprese, gli amministratori, i politici e i giornalisti a prendere parte alla conferenza stampa indetta dai firmatari della presente lettera mercoledì 27 p.v. alle ore 17.00 in via Michele Personé, 9 a Nardò, presso la sede dell’associazione culturale MESSAPIA.
I firmatari
· Avanguardie di Salvatore Inguscio, guida ambientale escursionistica e guida turistica della regione Puglia - Nardò
· Cooperativa FDM - Nardò
· Cooperativa Fluxus, Servizi al Turismo e alla Cultura - Nardò
· Cooperativa Terrammare Teatro - Nardò
· Emanuela Rossi, guida ambientale escursionistica e guida turistica della regione Puglia - Nardò
· Freeplan SNC, tour operator - Nardò
· Manuela Rizzo, guida turistica della regione Puglia - Lecce
PER INFO: 347.9527701

mercoledì 20 febbraio 2013

La terza guerra mondiale?




http://www.fazieditore.it/Libro.aspx?id=1209


Segnalo questo interessante e scorrevole testo di Elido Fazi, il secondo di una trilogia, che ricostruisce le cause della crisi e le collega ai principali eventi storici e politici degli ultimi decenni. A proposito dell'efficienza dei mercati: "Il presupposto è che l'economia è una scienza, capace di individuare principi generali oggettivi. Dimenticando che si, forse di scienza si tratta, ma pur sempre scienza sociale, sottoposta quindi a tutte le incognite del comportamento umano. Il passaggio da scienza sociale a scienza esatta è avvenuto innestando massicce dosi di logica matematica e minimizzando le variabili capaci di smentire una teoria che escludesse fatti imprevisti o cambimaneti radicali"(pg.70).

domenica 13 gennaio 2013

Brasile: Índios denunciano dispersione di veleno in prossimità di un’aldeia Xavante



Traduzione di Chiara Madaro
http://correiodobrasil.com.br/meio-ambiente/energia/indios-denunciam-despejo-veneno-proximo-aldeia-xavante

11/1/2013 13:24
Por Redação, com Brasil de Fato - de Marãwaitsédé (MT)


Gli indios Xavante che abitano un’aldeia nel Nord del paese stanno subendo una serie di attacchi da parte di fazendeiros (impresari agricoli ) che intendono ampliare le proprie terre. L’ultimo di questi attacchi riguarda il tentativo di avvelenamento di massa degli xavante che vivono nella regione.





“Si è trattato di un attacco visibile, io ho visto un piccolo aereo che rilasciava veleno all’incirca alle 8 del mattino del 26, ad una distanza ravvicinata rispetto all’aldeia; io stesso ho attualmente problemi alla vista e mal di testa dopo la dispersione di quel materiale”, afferma il sacerdote cattolico Xavante Aquilino.

Egli afferma che non si tratta del primo caso di diffusione di veleni e che sono già avvevnute le prime morti tra gli xavante in seguito allo spargimento di queste sostanze in luoghi prossimi all’aldeia. La fazenda adiacente la terra indigena è costituita da piantagioni di soia e si trova a meno di 10Km dalla Terra Indigena Marãwaitsédé. Cosme Xavante, uno dei leader Marãwaitsédé, afferma che l’aereo è passato velocemente sull’aldeia.

“Abbiamo delle coltivazioni al confine con la fazenda (fattoria). Sono passati a spargere veleno anche la scorsa settimana, sempre micronizzato, ma non erano mai arrivati così vicini, la nostra salute è compromessa”, denuncia.

Il leader indigeno afferma che la Funai si è fatta presente e che gli organi competenti presenteranno il caso ad Ibama per le investigazioni. In un’intervista al Cimi, l’organo indigenista ha affermato che non esiste prova di intossicazione o dispersione di agrotossici ma che stanno verificando la denuncia.

Secondo una dichiarazione della Funai, l’operazione di rimozione degli invasori della TI (Terra Indigena) è stata avviata, “chi non andrà via avrà la confisca dei beni dai giudici e dovrà rispondere al crimine della disobbedienza”. Gli invasori tentano di intimidire gli indigeni in seguito al mandato di sgombero inviato il 18 ottobre a chi occupa illegalmente i territori in questione dal ministro Carlos Ayres Britto, allora presidente del Supremo Tribunale Federale (TFS).

Da allora le intimidazioni e gli attacchi da parte dei fazendeiros sono stati costanti. Il 3 novembre 2012, un indio è stato inseguito nella città di Agua Boa da due macchine a bordo delle quali si trovavano persone che ha riconosciuto appartenenti ad un nucleo che aveva invaso il territorio indigeno Marãiwatsédé e capovolto il suo veicolo riportando alcune escoriazioni.

Un altro caso di intimidazione con ripercussioni è stato perpetrato contro il vescovo emerito di São Félix do Araguaia, Dom Pedro Casaldáliga, che si è ritirato all’inizio del dicembre 2012 da São Félix. Il vescovo è stato accusato di essere responsabile della decisione del SFT. Le minacce erano diventate sempre più insistenti e pericolose: “Il vescovo non vedrà la fine della settimana”.

Invasione.

L’aldeia di Marãwaitsédé è situata nel municipio di Alta Boa Vista e São Félix do Araguaia nello stato del Mato Grosso e iniziò ad essere invasa negli anni ’50, dopo essere stata acquisita in maniera irregolare dall’azienda agricola Suià-Missu. Gli indigeni furono costretti alla migrazione forzata verso la Missione Salesiana di São Marcos, a 400Km da Marãiwatsédé, dove si diffuse un’epidemia di morbillo. Circa 150 indigeni morirono e nel 1980, la terra è stata venduta all’impresa italiana Agip.

Nel corso della Conferenza sull’Ambiente realizzata all’inizio degli anni ’90 a Rio de Janeiro, la Eco92, l’Agip annunciò , sotto pressione, che avrebbe restituito la Marãiwatsédé agli Xavante. Dei 165 mila ettari omologati e registrati dall’Unione , appena 20mila sono occupati dagli indigeni. La terra è stata approvata dalla Giunta nel 1998 e malgrado il riconoscimento, gli indigeni soffrono grandi pressioni da parte dei latifondisti e del potere politico locale affinchè la Marãiwatsédé rimanga nelle mani dei fazendeiros.

 

 

 

sabato 1 dicembre 2012

Messico: uccisa attivista ambientalista



Juventina Villa Mojica

Di Olga R. Rodriguez, 29 novembre 2012

Traduzione di Chiara Madaro

 

MEXICO CITY – Una banda armata ha ucciso un’attivista ambientale che aveva ricevuto minacce di morte per essersi opposta alle gang dedite al narcotraffico. Al momento dell’imboscata si trovava nel sud del Messico ed era in compagnia di poliziotti armati.

Juventina Villa Mojica aveva già subito l’uccisione del marito e due figli lo scorso anno. Ma mercoledì una pioggia di proiettili ha investito anche lei e il figlio di dieci anni in una zona montuosa dello Stato.  La figlioletta di 7 anni è invece rimasta illesa malgrado l’attacco abbia visto il protagonismo di ben 30 assalitori, dice Manuel Olivares, attivista dei diritti umani che conosceva il caso Villa.

Villa e suo marito, Ruben Santana Alonso, aveva guidato per più di 20 anni un gruppo di agricoltori nel villaggio di La Laguna nel comune di Coyuca de Catalan. L’area è sotto il controllo del cartello di narcotrafficanti che stanno lavorando alla diffusione di marijuana e papavero da oppio nei campi.

‘E’ una zona vergine con aree forestali ricche  ma gli interessi dei narcotrafficanti stanno radendo al suolo gli alberi in modo che le foreste, una volta disboscate, possano lasciare posto a campi di droga’ ha detto Olivares.

Le bande del narcotraffico hanno iniziato a prendere di mira Villa, suo marito e la sua famiglia dopo che l’attivista aveva impedito il taglio degli alberi in prossimità del loro villaggio.

Villa e i suoi figli si trovavano in un fuoristrada ed erano ormai vicini alla cima di una montagna dove avrebbe potuto ricevere un segnale per il cellulare in quanto nel villaggio non ci sono telefoni. Ma sono caduti in un’imboscata nonostante la presenza della scorta di dieci ufficiali di polizia, ha detto il Pubblico Ministero in un comunicato. Cinque ufficiali si trovavano in una macchina della polizia davanti a quella di Villa e gli altri cinque seguivano a piedi. Gli assalitori hanno esploso colpi dalle loro armi quando Villa si è avvicinata ai poliziotti a piedi. I procuratori non hanno detto se gli ufficiali hanno risposto al fuoco nemico.

 

foto:  http://www.vaterland.li/ ; http://climate-connections.org/